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IAB TCF: chi ne ha bisogno?

Cos’è l’IAB Transparency & Consent Framework, perché ti serve solo se vendi spazi pubblicitari sul tuo sito e perché la maggior parte dei siti può farne a meno.

Ultimo controllo il 13 ottobre 2026

In breve

  • L’IAB TCF serve se vendi spazi pubblicitari, per esempio con Google AdSense o Google Ad Manager.
  • Se fai solo pubblicità, con Google Ads o Meta, il TCF non ti serve.
  • E-commerce, siti aziendali e blog senza annunci di terzi possono farne a meno.
  • Il TCF rende il banner più lungo e complicato per i visitatori.

Cos’è l’IAB TCF?

Il Transparency & Consent Framework (TCF) è uno standard di IAB Europe, l’associazione europea del settore della pubblicità digitale. È pensato per i siti che guadagnano mostrando annunci di altri.

Quando vendi spazi pubblicitari sul tuo sito, dietro le quinte decine o centinaia di fornitori fanno offerte su ogni impressione. Ognuno deve sapere se il visitatore ha dato il consenso, e per cosa. Il TCF risolve proprio questo: il banner registra la scelta in una stringa codificata, la TC string, e tutti i fornitori la leggono nello stesso modo.

Per farlo il TCF usa un elenco fisso di finalità, come "annunci personalizzati" e "misurazione delle prestazioni pubblicitarie", e la Global Vendor List: l’elenco dei fornitori pubblicitari registrati presso IAB Europe.

Chi ne ha bisogno?

Ti serve il TCF se vendi spazi pubblicitari, cioè se mostri sul tuo sito o nella tua app annunci di terzi. Per esempio tramite:

  • Google AdSense, Google Ad Manager o AdMob;
  • altre reti pubblicitarie o piattaforme di pubblicità programmatica;
  • header bidding, in cui più operatori fanno offerte sui tuoi spazi.

Per i servizi di Google è un requisito preciso: dal 16 gennaio 2024 gli editori che mostrano annunci tramite AdSense, Ad Manager o AdMob a utenti dello SEE e del Regno Unito devono usare una piattaforma di gestione del consenso (CMP) certificata da Google e integrata con il TCF. Per la Svizzera il requisito vale dal 31 luglio 2024.

Riguarda soprattutto siti di notizie, blog e siti di comparazione che vivono di pubblicità.

Chi non ne ha bisogno?

La maggior parte dei siti non ha bisogno del TCF:

  • E-commerce, anche se fai pubblicità con Google Ads o Meta.
  • Siti aziendali, anche con Google Analytics, LinkedIn Insight Tag o altri tag di marketing.
  • Blog e siti senza annunci di terzi.
  • Aziende SaaS e altri siti che acquisiscono clienti senza vendere spazi pubblicitari.

La differenza sta nella direzione: chi fa pubblicità compra annunci e misura i risultati sul proprio sito. Per questo ti servono il consenso dei visitatori e, se usi Google, Google Consent Mode v2. Chi mostra annunci vende spazio ad altri, e solo allora entra in gioco il TCF.

La tua situazione Consenso con banner Google Consent Mode v2 IAB TCF
E-commerce o sito aziendale con Google Ads e Analytics Sì Sì No
Sito con Meta Pixel o LinkedIn Insight Tag Sì Solo con tag Google No
Blog o sito di notizie con Google AdSense Sì Sì Sì
Sito con Google Ad Manager o header bidding Sì Sì Sì

Perché non attivarlo "per sicurezza"?

Attivare il TCF quando non ti serve ha solo svantaggi:

  • Un banner più complicato. I visitatori vedono un lungo elenco di finalità e a volte centinaia di fornitori, spesso anche con scelte basate sul "legittimo interesse". È difficile da capire e di solito riduce il numero di persone che danno il consenso.
  • Più cose da gestire. Devi decidere quali fornitori autorizzare, e l’elenco e le regole del TCF cambiano a ogni nuova versione.
  • Nessun vantaggio. Per Google Ads, Google Analytics e il Meta Pixel conta il consenso raccolto dal banner e, nel caso di Google, Consent Mode v2.

Inoltre il TCF stesso è stato oggetto di attenzione giuridica. Nel 2022 l’autorità belga per la protezione dei dati ha stabilito che il framework violava il GDPR, e il 7 marzo 2024 la Corte di giustizia dell’UE (causa C-604/22) ha stabilito che una TC string può essere un dato personale. Da allora IAB Europe ha modificato il framework.

Cosa ti serve allora?

Per un sito senza annunci di terzi basta questo:

  1. Un banner cookie che chieda il consenso prima, con la X per chiudere e i comandi di pari evidenza, come richiede il Garante.
  2. Blocco fino al consenso: i cookie di marketing e statistiche si attivano solo dopo l’accettazione.
  3. Google Consent Mode v2, se usi Google Ads o Google Analytics. Vedi Google Consent Mode v2 spiegato.
  4. Una cookie policy e la prova del consenso.

Cookie Confirm si occupa di questi quattro punti, con un banner breve e chiaro, senza elenchi di fornitori pubblicitari. Se mostri annunci tramite Google AdSense o Ad Manager, verifica invece che la tua CMP sia certificata da Google per il TCF.

Fonti

Domande frequenti

L’IAB TCF è obbligatorio?

Non per legge: è uno standard del settore pubblicitario. Google però lo richiede agli editori che mostrano annunci tramite Google AdSense, Google Ad Manager o AdMob a utenti dello SEE, del Regno Unito o della Svizzera: devono usare una piattaforma di gestione del consenso certificata da Google e integrata con il TCF.

Faccio pubblicità con Google Ads. Mi serve il TCF?

No. Come inserzionista compri annunci, non vendi spazi pubblicitari sul tuo sito. Ti servono il consenso dei visitatori e Google Consent Mode v2, ma non il TCF.

Ho un e-commerce. Mi serve il TCF?

Solo se sul tuo negozio mostri annunci di terzi tramite una rete pubblicitaria. Per un normale e-commerce, anche con Google Ads, Google Analytics o il Meta Pixel, non serve.

Che differenza c’è tra IAB TCF e Google Consent Mode v2?

Google Consent Mode v2 trasmette la scelta del visitatore ai tag di Google, come Google Ads e Google Analytics. L’IAB TCF trasmette la scelta a tutti i fornitori pubblicitari che vogliono mostrare annunci sul tuo sito. Chi fa pubblicità ha bisogno di Consent Mode; chi mostra annunci anche del TCF.

Cos’è una TC string?

Una stringa codificata in cui il banner registra quali finalità e quali fornitori pubblicitari il visitatore ha autorizzato. I fornitori la leggono prima di mostrare un annuncio o trattare dati. Nel 2024 la Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che una TC string può costituire un dato personale.

Questa guida è un’informazione generale e non una consulenza legale. La verifichiamo regolarmente, ma leggi e linee guida cambiano. Hai dubbi sulla tua situazione? Chiedi a un legale.

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